“Le cose mi erano andate di male in peggio, per poi superare il limite del peggio e scendere a livello più infimo. (…) Tutto quello che faccio si trasforma in merda. L’ultima cosa decente nella mia esistenza è accaduta a dieci anni quando ero caduto rompendomi la caviglia. (…)
Così mi ero diretto all’ufficio di collocamento. Mi avevano detto che non c’era niente ma non erano molto imbarazzati. Tra te e l’ufficio di collocamento, l’imbarazzo riguarda solo una delle due parti in causa, e non sono certo loro. Quella è gente che ci mette quasi un certo orgoglio a dirti quanti assegni del sussidio di disoccupazione ti sono rimasti, tanto per farti sentire la spada di Damocle in testa.
Così li ringraziai con tutta la gratitudine che riuscii a simulare e me ne andai a casa, esperienza nient’affatto piacevole. Casa mia è un minuscolo appartamento grande grosso modo come il gabinetto di un’area di servizio, ma meno bella e senza l’aria condizionata.”